[Old Think Day /1] 20th Century Boys di Naoki “Palle quadrate” Urasawa
Naoki Urasawa | 2000Panini Comics
Titolo: 20th Century Boys | Prezzo: 7 euro
La storia di un gruppo di ragazzi che hanno salvato il mondo, eh...?"Lì per lì, non lo comprai. Vuoi per il disegno, mah, un tratto quasi occidentale a ben vedere. Il prezzo poi! Alto! Ok, è sovracopertinato con la lacca e il gel E i brillantini, che tanto amo, ma cavolo, con 7 euro mi ci costruisco un futuro alle corse dei cavalli.
"Mah, eppure se ne parla bene... ma adesso sono pennyless, se ne riparlerà fra qualche mese..."
'da 3 a 6 mesi dopo' (cit.)
Pieno di soldi, bel bello mi ritrovo in fumetteria. I consigli, le raccomandazioni, le minacce, si sprecavano. Alfine feci il grande passo: no, non ho venduto il mio seme su internet (non ancora, that is), ma ho preso i primi 3 volumi di 20thCB. Li trovai lì, tutti e 3, in fila.
E lasciatevelo dire, ho fatto bene.
Spoilerare anche la minima cosa della trama sarebbe un atto crudele e da sadico, pertanto è molto difficile per me non farlo: è una storia di intrighi politici con un Tarantino japu alla regia e i suoi salti temporali a farla da padrona, con un cast di personaggi tra l'amabile/adorabile (Kyoko ^_^) e il venerabile (Occio), ma soprattutto, incredibilmente vario ed eterogeneo: tant'è che al punto in cui è arrivato il manga, il "vero" protagonista è missing in action da parecchi numeri e nonostante questo la storia va avanti senza problemi.
E la storia deve ancora finire, pertanto tutto quanto narrato potrebbe essere la storia del millenium bug per quanto ne so, ma *per ora* è eccellente, e questo conta. Certo è che la rivelazione del mistero n.1 del fumetto - chi è "l'Amico" - e soprattutto, il mantenere la tensione costante fino alla fine del fumetto, rimangono incognite. Si può solo sperare per il meglio. Spero solo non sia colpa dei Patriots un'altra volta.
Partendo dalla mia primissima indisposizione (il tratto), il manga conquista pian piano l'occhio, è un diesel, e questo nonostante il tratto rimanga sempre uguale. Ci si fa l'occio (ahahaha, ehm, chi lo legge la capisce, su), tant'è che ogni possibile altro tratto sembrerebbe inadatto a una storia di questo tipo. Urasawa è forse uno dei pochi mangaka a curare le espressioni facciali quanto Adachi (autore per altro citato in 20th), e i risultati ripagano abbondantemente: nel fumetto sono frequentissimi i salti temporali, in un arco di quasi 50 anni, mettendo in evidenza le evoluzioni della fisionomia dei vari personaggi nel corso del tempo, il che, unito a una caratterizzazione pressochè perfetta di protagonisti e comprimari, sfondi curatissimi e in generale un ottimo dettaglio senza mai risultare pesante per l'occhio, ottiene veramente risultati encomiabili.
La regia delle tavole è insomma perfetta, di nuovo mi viene in mente solo Adachi a tali livelli d'eccellenza di espressività e di "leggerezza" nell'impaginazione.
Ma è la storia a fare la differenza (ma anche le somme e le moltiplicazioni, in questo caso): prendete la trama più complessa che vi venga in mente, ed elevatela al cubo. Avrete un groviglio pazzesco, brutto a vedersi, e che richiede una concentrazione spasmodica per essere seguita.
Ecco, 20thCB NON è così. E' ordinato. Fin dalle prime pagine, quando ancora il nome Urasawa era per me quello di un emerito sconosciuto e dunque la fiducia in lui e in quello che stavo leggendo era quella che era, fui colpito da questo "ordine", mentale, grafico, e narrativo.Io non so quanto tempo impieghi l'Ura negli storyboard e/o fino a che punto avesse pronta la storia quando iniziò, ma una cosa è certa: non si ottengono certi risultati improvvisando.
Ogni brandello di storia in 20thCB è parte di un complesso puzzle, quasi un mosaico, in cui i vari tasselli si incastonano creando un disegno complessivo assolutamente soddisfacente e appagante, senza mai soluzioni narrative fini a sè stesse, mai un filler (o riempitivo) per allungare brodi e tempi, e sempre, e dico sempre, con una brillantezza narrativa che non ho mai trovato in un manga.
Ogni tassello si incastona nell'altro con una grazia e una disinvoltura pressochè unica, unendo scene di introspezione, d'approfondimento, dialoghi, scene d'azione e perchè no, scene di citazione di fenomeni culturali del secolo appena trascorso (da cui il titolo)... dagli anni '70 al 2014, il tutto con una continuità che mi lascia esterrefatto, numero dopo numero.
Filo narrativo per filo narrativo, tutte le questioni lasciate in sospeso vengono riprese, magari nel momento più inaspettato, facendo sì che ogni colpo di scena (e sono tanti: sì, per una volta, son veramente tanti) non sia telefonato o prevedibile.
E, piccola nota personale, nei (frequenti) viaggi nel passato si respira un'aria folkloristica molto marcata, fatta di citazioni e di un pizzico di nostalgia, creando uno spaccato della società giapponese del tempo, della pluralità delle tendenze e delle culture, il mondo dei grandi visto dagli occhi dei bambini, senza, per una volta, intenti critici o di denuncia. Solo un classico, puro innamoramento di una età forse ormai andata, ogni tanto Urasawa indugia su queste cose, ma sono trattate con una sensibilità e un'eleganza che c'è ben poco da eccepire.
L'edizione italiana è molto buona, ottima carta, sovracoperta, redazionali, note, adattamento grafico. Tradotto bene, pochissimi errori che in quest'era post-GTO-manga non si può mai dire. Più che altro ci sarebbe da segnalare il nome di Occio che cambia di continuo, Choji-Choshi, Occio-Occho... che si decidano. Inezie nel complesso.
Per finire quoto Solid Snake (nientepopodimenochè):
"Building the future and keeping the past alive are one and the same thing."
Direi che questo manga di Urasawa è la migliore dimostrazione che qualcuno ha capito il messaggio di Kojima.
Bella lì.
[applausi]
A cura di hob

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